Farò un fumetto sulla Cina!

Qualche tempo fa mi è venuta un’ idea, che andrei ad esporvi in questa dichiarazione di intenti ufficiale!

coming soon

Ogni volta che torno in Italia gli amici, i parenti, i conoscenti, sono curiosi: mi fanno un sacco di domande su come si vive in Cina e spesso mi ritrovo a raccontare le stesse cose 10 volte lo stesso giorno come un disco rotto. Tanto che scherzosamente un giorno pensai: “dovrei stamparmi una brochure da consegnarla immediatamente dopo la stretta di mano, per rispondere a tutte le domande”.

Poi ci sono quelli che pretendono di spiegarmi quanto è brutta la dittatura, che della Cina hanno sentito parlare solo in tivvù nel programma di Parenzo. E non c’è nulla da fare, so’ de coccio: anche se tu ci hai vissuto per anni non credono a quello che dici, pensano che ti hanno fatto il lavaggio del cervello.
Sono giunto a picchi di nervoso che mi hanno fatto pensare: “non parlerò mai più della Cina quando sono in Italia!”

Ma un giorno mi regalarono un libro a fumetti: “Shenzhen” di Guy Delisle (che vi consiglio, è molto divertente!) e mi è venuta l’illuminazione:
Farò anche io un fumetto sulla Cina!

Dopotutto se lo ha fatto lui, che ci è stato per pochi mesi…io in 12 anni ne ho collezionate di cose da raccontare! E poi il libro di Delisle è piuttosto datato ormai. La Cina nei successivi 25 anni è cambiata enormemente: a Shenzhen oggi hanno i poliziotti-robot a dirigere il traffico.

Io invece vivo a Shanghai.
E dunque…sì, lo farò! O almeno…ci proverò!
Racconterò in un fumetto autobiografico com’e la vita qui a Shanghai!

Dopotutto, ancora oggi, da noi non si sa granchè sulla Cina, notizie frammentate, qualche tik tok dei soliti turisti mordi-e-fuggi; ma visitare Shanghai e VIVERCI sono due cose estremamente diverse.

Certo, non sarà un’impresa facile.
Dovrò scontrarmi con il piccolissimo dettaglio che non sono un fumettaro professionista; anche se fin da piccolo fare fumetti era la mia vocazione e ho sempre amato disegnare. Farò quel posso, farò del mio meglio, senza particolari aspettative, per divertirmi. Magari riuscirò pure a strapparvi un sorriso o farvi riflettere su qualcosa di inaspettato o semplicemente mostrarvi un po’ meglio un paese che rispetto e una città fantastica, che considero ormai come una seconda casa.

Sicuramente di tutto ciò – come minimo – rimarrà un qualcosa che mio figlio potrà divertirsi a leggere tra qualche decennio e per me questo è già uno stimolo sufficiente che mi spinge ad andare avanti.

Mi servirà un po’ di tempo per realizzare questo ambizioso progetto perchè, alla fine, ci lavoro solo nel poco tempo libero dal lavoro e sto cercando di metterci più impegno nel disegno, nella scrittura, rispetto alle storie di Paper Culo (ci vuole poco eheh!).

Bene, se siete arrivati in fondo a questo pippone megagalattico mi sento in dovere di mostrarvi almeno qualcosa. Dunque allego una tavola, la numero 30, che ho finito ieri, che spero possa incuriosirvi.

Inizierò a pubblicare questa storia seriamente, serialmente, non appena avrò finito di revisionare e sarò soddisfatto di ciò che ho prodotto. Ovviamente lo verrete a sapere perchè lo sbandiererò ai 4 venti sui social di Paper Culo:

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“To shanghai” — è un verbo che in inglese esiste veramente e arriva dal XIX secolo: significava rapire qualcuno e caricarlo su una nave diretta in Oriente, a lavorare, quasi sempre a Shanghai.

Proprio come è successo a me!!

A presto,

Elia

Shanghaied!! – Tavola #30

shanghaied!! tavola 30 racconta di quando dolce e gabbana fecero uno spot pubblicitario che i cinesi ritennero offensivo dunque si dovettero scusare pubblicamente, pena: boicottaggio del brand in tutto il paese! ricordo quando misero un annuncio "no black people" in un mc donalds, di quando vidi una tartaruga incellophanata viva al supermercato e di come i cinesi non mangino carne di cavallo o coniglio. la tavola si conclude con la scena del ristorante, quando andai a mangiare la tartaruga e il serpente col mio amico dason.
io e dason al ristorante cinese nel 2015

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