Diario di un fumettaro improvvisato
Sono passati 30 anni e non mi è andata mai giù quella sliding door: “Allora Elia devi decidere: vuoi andare alla scuola di fumetto o al liceo scientifico?” Scelsi la seconda. Perchè c’erano i miei amici, banalmente. Nonostante non fossi mai stato una scienza: da ragazzetto mi piaceva solo disegnare. Tuttavia non rimpiango la mia decisione perchè alla fine ho vissuto un periodo straordinario al liceo.
Ma io volevo fare il fumettaro cazzo.
Sono passati 30 anni e ho deciso di non portarmi questo rimpianto nella tomba. Fanculo dunque, mi metterò a disegnare fumetti nel tempo libero (poco). Qualcosa da raccontare ce l’ho alla fine: 12 anni di vita in Cina. Poi ho un personaggio – deprecabile, discutibilissimo – come Paper Culo, creato alle medie, e qualsiasi altra cazzata mi venga in mente.
Lettori non so se ne avrò mai. Ma come avrete capito intraprendo questo percorso di fumettaro improvvisato per una questione di rivalsa personale e di passione che spinge ancora per uscire: come un dirigibile marrone senza elica e timone.
E vi dirò che quello che ho prodotto finora mi ha fatto prendere bene. E tanto basta.
E dunque, a parte questo noioso preambolo, ho pensato di collezionare su questo mio blog altrettanti noiosi pensieri e riflessioni che accompagneranno questo mio viaggio. Perchè là fuori, ne sono certo, ci saranno altri fumettari improvvisati come me, persone interessate a questo tipo di percorso umano, tecnico, creativo.
Benvenuto dunque Diario di un Fumettaro Improvvisato, cos’hai da raccontarci oggi?
A paradigm shift:
Arrivato alla pagina 36 del mio fumetto sulla Cina ho preso una decisione: “Questa la disegno come cazzo mi pare”.
Sembra un’affermazione ovvia. Come dovresti disegnare altrimenti?
Beh in realtà, sia a causa del percorso di “training autodidatta” che mi sono imposto prima di iniziare questa avventura, sia a causa delle innumerevoli influenze stilistiche date dalla lettura di innumerevoli fumetti, in questo primo periodo il mio disegnare acerbo ha subito un’influenza, consapevole o meno, che in qualche modo, mi ha probabilmente rallentato invece di aiutarmi. Come se avessi avuto una palla al polso invece che al piede.
“Devo mantenere uno stile di disegno semplice, di getto, quasi fosse uno sketch, essenziale, oggi va di moda, un tipo di comunicazione semplice, immediato”. Il mio “stile” è stato influenzato, finora, da questo pensiero, questo “prompt”: una sorta di linea guida stilistica creata dalla ragione, che, come una bustina di the immersa in un bicchiere d’acqua calda, ha sbrodolato nel il mio fragile flusso creativo.
Penso che ciò sia normale tuttavia e faccia parte del percorso. Succede quando ti innamori di diversi stili di disegno, ti ispiri ad altri autori, pensi che quello stile sarà perfetto per la storia che vuoi raccontare. Ma alla fine, presto o tardi, dovrai arrenderti: la tua personalità vorrà imporsi perchè sforzarsi di seguire una via che non è la tua al 100% è faticoso. E a volte frustrante.
Ma anche questo serve, è un piccolo passo in avanti.
Dunque oggi ho dato ascolto a quella vocina che mi diceva “fai un po’ come cazzo vuoi”. Non mi andava giù come disegnavo certe cose prima, in maniera volutamente “sciatta”. E così ho fatto: ho disegnato tutto senza prompt e alla fine ero più appagato; non dal livello dell’arte di per sè (scarsissimo se confrontato ai veri maestri del fumetto) ma per il modo, la leggerezza, con cui ho trascorso quel tempo con la matita in mano.
Alla fine è così che nasce il proprio stile. Quella chimera che ogni artista in erba vorrebbe possedere sin dal giorno 1. E che invece arriva col tempo. Tanto tempo.
La strada è lunga ma alla fine questo fumetto sarà interessante anche da questo punto di vista: come testimonianza del percorso di un fumettaro improvvisato.
Dunque, per concludere il pippone, posto qui le diverse fasi di questa tavola #36.
Avanti tutta!
E se qualcuno avesse un pensiero da condividere nei commenti sarà per me un piacere leggervi.
Ciao!!
matita

china

retini



