Abbiamo ancora bisogno di supereroi?
A Lucca Comics 2026, il grande Frank Miller è tornato a parlare di eroi. Di quelli che affrontano ostacoli insormontabili, che combattono contro qualcosa di più grande di loro, che fanno la cosa giusta anche quando tutto il mondo sembra andare nella direzione opposta.
E io mi sono chiesto: sono novant’anni che leggiamo le imprese dei supereroi, ma oggi, ci servono ancora??
Quante volte ho fantasticato di essere Superman, volare fino a Netanyahu e prenderlo a calci in culo per i massacri di cui è responsabile. O diventare Ant-Man, rimpicciolirmi alle dimensioni di un dildo, infilarmi nel culo di Salvini e tornare improvvisamente a grandezza naturale. O ancora indossare l’armatura di Iron Man e dare fuoco, “metaforicamente” parlando, a tutti gli Epstein di questo mondo.
Bellissimo. Peccato che non funzioni così.
Il mondo è pieno di cattivi. Cattivi veri, senza maschera e senza costume, che non vengono sconfitti nell’ultima pagina. Anzi, spesso sono proprio loro a scrivere l’ultima pagina.
Miller sostiene che gli eroi siano quelli che affrontano le difficoltà, che si sacrificano per gli altri, che trovano il coraggio di fare la cosa giusta anche quando nessuno li segue.
E su questo, caro Frank, siamo perfettamente d’accordo.
Ma il problema siamo proprio noi.
Perché abbiamo imparato ad ammirare il coraggio senza necessariamente praticarlo. A commuoverci davanti al sacrificio senza sacrificare un cazzo. A indignarci contro le ingiustizie, purché non ci costi troppo.
Leggiamo le imprese di Batman, ci identifichiamo con Capitan America, chiudiamo il fumetto con la piacevole sensazione che, in fondo, dentro di noi ci sia qualcosa di buono.
Poi torniamo alla nostra vita. A insultare nostra moglie, a maltrattare i figli, a umiliare chi è più debole, a voltarci dall’altra parte quando sarebbe il momento di fare qualcosa.
Naturalmente non tutti. Ma abbastanza da farmi dubitare che tutte queste meravigliose storie abbiano davvero il potere di renderci migliori.
Forse i supereroi sono diventati solo un alibi morale. Un anestetico per la coscienza. Un modo per continuare a credere nel bene senza assumerci la responsabilità di praticarlo.
Eppure Miller ha ragione su una cosa fondamentale: gli eroi esistono. Non servono superpoteri. Basta qualcuno disposto a fare la cosa giusta, anche quando costa qualcosa. Una madre, un infermiere, uno sconosciuto che decide di non voltarsi dall’altra parte.
Il guaio è che tutti vogliamo essere dalla parte degli eroi, ma pochissimi siamo disposti a pagarne il prezzo.
E dopotutto Paper Culo è qui proprio per questo.
Paper Culo non nasce per ricordarvi quanto siete speciali. Non vuole ispirarvi, rassicurarvi o convincervi che dentro ciascuno di noi si nasconda un piccolo Superman.
Paper Culo nasce per ricordarvi che non siete eroi se non decidete di esserlo nel mondo reale.
Tutti.
Me compreso ovviamente.
E forse, prima di cominciare a comportarci da eroi, dovremmo avere almeno il coraggio di ammetterlo.
Perché gli eroi devono anche uscire dai fumetti, non dimentichiamolo.
Vi mando amichevolmente a fare in culo.



