Separare l’arte dall’autore.
L’opera sopravvive all’autore. Almeno, io ho imparato a farglielo fare.
C’è una cosa che ho capito col tempo, collezionando tavole originali di fumetti: prima o poi devi fare i conti con la persona che c’è dietro il disegno.
Quando cominci, ti innamori delle storie. Ti innamori dei tratti, delle chine, di certi dettagli che solo chi ama davvero quel medium sa riconoscere. E di conseguenza finisci per idealizzare anche chi quelle cose le ha create. È quasi inevitabile. L’opera è bella, quindi l’autore deve essere una persona straordinaria. Giusto?
Non sempre.
Nel tempo — alle fiere, online, nelle community dedicate — ho avuto la fortuna di conoscere persone fantastiche. Autori umili, disponibili, che si ricordano ancora perché fanno questo lavoro. Ma ho incontrato anche l’altro lato della medaglia: gente che si atteggia, che tratta i fan come un fastidio, che risponde male, che arriva persino a minacciare denunce perché non gli è piaciuto un commento sul suo lavoro! Un parere penso sia sempre personale legittimo, anche se espresso male magari.
Ecco, in quei momenti potresti sentirti tradito.
Potresti guardarti quella tavola in casa e non vederci più quello che ci vedevi prima.
Oppure puoi imparare a fare una cosa semplice, ma non facile: separare l’opera dall’autore.
Prendi Picasso. Il mio pittore preferito. Per me incarna il percorso dell’artista nella sua forma più pura — ogni periodo, ogni evoluzione di stile, ogni ossessione trasformata in linguaggio visivo. È straordinario. È anche ampiamente documentato che, come essere umano, fosse tutt’altro che frequentabile. Ma questo non cambia quello che provo davanti a Guernica. Non può, e non voglio che lo faccia.
Lo stesso vale per certi fumetti che porto nel cuore da quando ero bambino. Quelle storie mi hanno formato. Sono parte di me. E appartengono a me — al lettore, al collezionista — non all’autore. L’autore le ha create, certo. Ma poi le ha messe nel mondo, e il mondo le ha fatte proprie.
Se non riuscissi a fare questa separazione, la mia collezione si ridurrebbe a quattro pezzi scelti più per simpatia personale che per valore artistico. E questo mi sembrerebbe un tradimento nei confronti dell’arte stessa.
Detto questo, capisco che non sia facile per tutti. C’è chi non riesce proprio — e rispetto anche quella posizione. Se una persona ti sta visceralmente antipatica, magari mettere un suo pezzo in casa ti pesa. È umano.
Ma voi come la vivete?
Riuscite a scindere l’opera dall’autore — nella testa, nel cuore? Oppure se qualcuno vi è proprio insopportabile, non riuscite comunque a portarvi a casa un suo lavoro, per quanto sia bello?
Fatemi sapere nei commenti. Sono curioso di sentire la vostra.

Gli autori di Cattivik: è sempre un grande piacere fare due chiacchere con loro!

